Terre Sparse e l’Anfiteatro Morenico di Ivrea
Un giorno con Matteo Trompetto
PRODUTTORI
12/10/20254 min leggere
C’è un motivo se sono andata a trovare Matteo Trompetto, di Terre Sparse, e non è solo per "assaggiare" i suoi vini.
L’ho incontrato per la prima volta al mercato FIVI di Bologna: due parole scambiate al volo, e quella sensazione che dietro ci fosse un mondo che meritava di essere visto. E infatti, qualche settimana dopo, eccomi nelle sue vigne — frammenti sparsi di terra lasciati in eredità da un ghiacciaio preistorico.
Qualche informazione su Terre sparse:
Ci troviamo a Chiaverano, un piccolo borgo a 7km da Ivrea con meno di 2 mila anime.
Nel dettaglio, questa zona viene chiamata Canavese ed è una vasta zona situata tra Torino e l'imbocco per la Valle D'Aosta ed esteso fino ai confini vercellesi.
L’azienda ha 10 ettari, di cui solo 3,5 vitati, distribuiti davvero come il nome promette: parcelle piccole incastonate tra boschi, massi erratici e sentieri del Parco Naturale dei 5 Laghi.
È un territorio che non coccola la viticoltura: la tollera.
La accoglie come si accoglie un ospite un po’ testardo, che però ormai fa parte del paesaggio.
Ed è proprio in questo territorio che Matteo ha preso le redini dell'azienda nel 2009, apportando tante novità in tema agrario e anche aziendale, come la costruzione della prima cantina e spazi adibiti per l'affinamento di cui parleremo più avanti.
La zona Enologica del Canavese
Qui siamo in una zona di lenta “discesa enologica”: dai 15–20 mila ettari vitati dell’Ottocento si è arrivati a poche migliaia con soli decine di viticoltori — un pugno di resistenti, tra cui Terre Sparse.
La flora e la fauna sono i veri padroni di casa: caprioli che considerano l’uva un aperitivo gratuito, cinghiali che attraversano i filari come fossero corsie riservate. Ma è la realtà concreta di un luogo dove la natura non firma nessun patto di collaborazione.




Che cos'è in modo semplice
Immagina il Ghiacciaio Balteo come una mastodontica ruspa di ghiaccio che per forza di gravità e per milioni di anni, ha fatto avanti e indietro tra le montagne della Valle D'Aosta e il Canavese.
Non portava con se solo ghiaccio ma grattava le pareti delle montagne e strappava via rocce, ciottoli, sabbia e fango che una volta arrivati allo sbocco della Valle (Dove oggi vi è la città di Ivrea) la temperatura aumentava e il ghiaccio iniziava a sciogliersi scaricando tutto il materiale che aveva portato fino a li.
L'anfiteatro si chiama così perchè ha la forma di un semicerchio (come un Teatro Romano). Le "gradinate" sono le colline moreniche - come la Serra - create dai detriti e il palco è la pianura interna dove con il tempo è nato il Parco dei 5 Laghi.
Il balmetto
All'inizio dell'articolo ho accennato al metodo di affinamento, ed eccoci qua.
Il balmetto è una cantina naturale che soffia aria fredda tutto l’anno, come se qualcuno avesse installato un climatizzatore geologico.
La casa veniva costruita a contatto con la montagna e tramite una fessura l'aria circolava all'interno della stanza
Matteo ci affina il vino, e la cosa ha un senso profondo: se la natura ti regala una temperatura costante tra 7 e 10 gradi, perché non usarla?
In un mondo dove c’è chi affina sott’acqua, in miniera o nelle anfore georgiane, scegliere la via più antica sembra quasi un atto di modernità.
Tra le sue etichette c’è anche una Freisa che, personalmente, è quella che mi è rimasta molto impressa.
Magari per lui non è la “punta della piramide”, ma per me sì: ha quell’energia diretta, quella schiettezza che senti solo nei territori dove la terra non fa sconti.
Non la descrivo: la Freisa non va spiegata, va capita camminando qui e bevuta.
Per noi è poetico.
Per lui… dipende dalla giornata.
Il Ghiacciaio Balteo
Camminando con Matteo ho capito quanto questo territorio sia diverso dal resto del Piemonte: sabbie, ciottoli, limo, argilla… suoli che cambiano dopo due passi.
Tutto merito — o colpa — del Ghiacciaio Balteo, che avanzava e si ritirava ridisegnando forme e geometrie come un artista inconsapevole.






@L'attività del Ghiacciaio Balteo in milioni di anni


L'Erbaluce in purezza (100%) lo trovate come Canavese DOC Bianco!


Freisa in purezza (100%) lo trovate come Canavese DOC Rosso!


Parliamo dei vini
Matteo vinifica anche l’Erbaluce.
Qui non si chiama “Caluso”, semplicemente perché il disciplinare non arriva fino a queste colline anche se sono parte dello stesso gigantesco anfiteatro glaciale.
È una di quelle situazioni in cui la terra parla chiarissimo, ma la burocrazia ha deciso diversamente: una porzione dell’anfiteatro è DOCG, altre zone — identiche per origine — ne restano fuori di pochi chilometri.
Non perché valgano meno, ma perché non rientravano nel tessuto produttivo storico quando il disciplinare è stato scritto.
Cosa mi porto a casa
Da Terre Sparse non mi sono portata via “un vino buono”.
Mi sono portata via un modo diverso di leggere un territorio.
Un territorio dove nulla è ordinato:
non la geologia, non le vigne, non il lavoro quotidiano.
E proprio per questo è autentico.
Visitare Matteo mi ha ricordato una cosa semplice:
il vino è sempre una conseguenza.
La causa sono la terra, le scelte e le persone che la abitano.
E questo vuole essere un invito a vivere questo territorio che, silenziosamente, rischia di scomparire.